Esperienze Gruppo Kamenge Ottobre 2013 PDF Stampa E-mail

 

ESPERIENZA ESTIVA DI UNA VOLONTARIA DEL GRUPPO KAMENGE

Silvia Zampa:

Sono una volontaria del Centre Jeunes Kamenge e vorrei raccontarvi qualcosa della mia esperienza durante i campi di lavoro estivi. Non voglio parlare di me stessa e delle mie sensazioni piu’ private, ma di cio’ che puo’ interessare un pubblico a me sconosciuto, perché questo é un progetto che merita l’attenzione di tutti. E’ il momento in cui i volontari uniscono le loro forze per arrivare all’obiettivo comune : vivere insieme, come dice la parola-chiave di quest’anno, ensamble.

Il Burundi é un paese diviso, le persone sembrano sempre in lotta le une contro le altre, la violenza é palpabile nelle relazioni quotidiane… Il Centro invece é riuscito nel miracolo di regalare un’estate pacifica e felice a 2.500 ragazzi dei quartieri poveri della capitale, togliendoli dalla strada nel periodo della pausa scolastica.

L’idea é quella di convogliare al Centro anche i giovani che di solito non lo frequentano, più piccoli e meno scolarizzati, facendoli convivere per 12 giorni la mattina in piccoli gruppi di lavoro per fare mattoni di fango che serviranno a edificare le case delle famiglie più sfortunate -alla maniera burundese- e nel pomeriggio seguire tutti insieme le formazioni su diversi temi sensibili come democrazia, ambiente, AIDS, gravidanze indesiderate, ma anche film impegnati o di intrattenimento, o lavori di gruppo da presentare il giorno della festa di chiusura. In cambio ricevono colazione a pane e té, pranzo col piatto tipico di riso e fagioli, e un kit di materiale scolastico.

La macchina “campi di lavoro” é un’impresa colossale che funziona grazie all’impegno di ciascuno, come fosse una parte dell’ingranaggio. La fatica di portare a termine il proprio compito ogni giorno dalle 7 di mattina alle 5 di pomeriggio é ripagata dalla soddisfazione di vedere tanti visi sorridenti e entusiasti, tanto che molti di loro chiedevano di partecipare piu volte, sebbene il regolamento preveda un’unica possibilità all’anno per ciascuno. 

Forse é proprio la fatica, lo sforzo fisico di un lavoro manuale il segreto che crea l’unione, fatto sta che i miei « campeurs » sono davvero diventati amici. Dopo un paio di giorni di confusione, in cui la loro coordinazione non é facile, ognuno trova il proprio spazio collaborando con gli altri e divertendosi assieme. Le chiacchiere durante il lavoro o le pause permettono di conoscersi e di creare un clima convivale, che fa dimenticare i problemi personali e il fatto che in questo paese non funziona niente, anche se dalla fine ufficiale della guerra sono passati diversi anni.

Per me e per gli altri volontari venuti dall’Europa ogni giorno era un’avventura, a partire dal tragitto da fare a piedi dal centro alla proprietà dei beneficiari. Guadare il fiume, scappare dai cani randagi, dalle mucche dall’aria minacciosa e corna paurosamente lunghe,schivare macchine, moto, immondizia … ricordo le conversazioni durante la passeggiata alle 7 del mattino, quando normalmente nessuno ti dovrebbe rivolgere la parola. E poi la ricerca dell’acqua dove non c’è un rubinetto, da raccogliere da canali o fiumiciattoli in secchi e bidoni da riportare alla base. La soddisfazione di vedere i tuoi primi mattoni fatti e finiti, anche se sei muzungu e i bianchi di solito non li sanno fare (questo dicono i burundesi, anche se alcuni di loro ignari mi chiedevano se in Italia si fanno così). E poi il pranzo collettivo seduti per terra sulle stuoie, e ancora chiacchiere una volta placata la fame e lavato le stoviglie.

Anche senza fare chissà che discorsi é stato bello stare insieme per la voglia di stare insieme, di melanger les couleurs come dice una delle canzoni cantate per affrontare al meglio la giornata, di fare di una moltitudine di persone molto diverse una vera comunità. E ancora piu bello é vedere che questi legami durano nel tempo, che i ragazzi tornano assieme per salutarti al Centro, questa struttura che hanno avuto modo di conoscere e di cui domani approfitteranno maggiormente volendo, sempre al loro servizio e pronta ad accogliere tutti senza distinzioni di provenienza etnica, politica, religiosa, economica, sociale.

Un sentito grazie a chi ha ideato questo bellissimo progetto, a Claudio che lo porta avanti ogni anno con tenacia e determinazione, e a tutti quelli che hanno messo a disposizione le loro energie nell’organizzazione o nella partecipazione. Grazie al Burundi e al Centre Jeunes Kamenge di avere accolto anche me, così poco mueusi.

Continueremo con lo sprint e la motivazione di sempre...Tugende Centre Jeunes Kamenge!

 

Bujumbura. Settembre 2013 é dunque arrivato. Ci lasciamo alle spalle l’ultimo ricordo di quest’estate all’insegna dei  “CAMPI DI LAVORO E DI FORMAZIONE”, salutata prima con la conclusione dell’ultimo Campo il 24 agosto e poi con il Concorso delle danze tradizionali il 31 agosto. Per farvi capire un po’ di cosa parliamo...facendo seguito al mio articolo precedente inerente i Campi, vi fornisco con piacere le ultime cifre rappresentative di questi schioppettanti e vivaci mesi estivi. Ricordiamo per esempio gli aiuti economici e la fornitura di alimenti/materiali arrivati per fare alcuni nomi da alcuni nostri sostenitori locali quali: Ladack (pari a 500.000 Fbu), Brarudi (pari a 160 casse di bibite), Mutoyi (pari alla copertura del pane), Ministero della Solidarietà (pari a 7 ton. di riso), Boucherie Nouvelle (tramite la concessione della carne ad un prezzo/quantità conveniente).

Stiamo fremendo dall’ emozione di riaprire a tutti gli effetti...L’idea di fondo é quella di ricominciare spingendo al massimo l’acceleratore...Da una decina di giorni circa, il Centro ha incominciato ad organizzare le sue attività autunnali, siano esse le lezioni siano esse i concorsi, i tornei e gli eventi per far conoscere il Centro e la sua complessa oltre che ambiziosa realtà. Sono in corso varie riunioni interne di programmazione, a cadenza settimanale con gli animatori dei Quartieri nord e a cadenza quindicinale, per quanto concerne il Comitato di gestione del CJK. Molte le idee, tanta la voglia di fare e di ricominciare, altrettanto numerose le prospettive di collaborazione lavorativa...aspettiamo per molti Progetti del Centro nei quartieri, l’ inizio delle scuole burundesi che avverrà all’ ultimo, con gli istituti scolastici pubblici, il lunedi’ 16 settembre. Abbiamo già delle prime attività e dei tornei, in casa e nei Quartieri. Nelle giornate di ieri e di oggi, si sono conclusi due tornei di Ping-Pong e di basket presso la nostra Struttura, realizzati proprio per coinvolgere tutti quei ragazzi che non hanno ancora iniziato le lezioni. Certo é inoltre che ci sarà: il 21 di questo mese un Concorso di danze moderne in risposta ad una forte domanda da parte dei giovani, che volevano potere esprimersi nella danza contemporanea, ed una Conferenza stampa di chiusura dei Campi per il 25 settembre, pensata per ringraziare in senso lato davvero tutti quanti: finanziatori, comunità religiose, municipalità, autorità politiche e religiose.

Riflettiamo in questi giorni sulle cose che mancano, il cui acquisto é necessario, e programmiamo una proposta formativa, puntando all’ eccellenza e modificandola analizzandone i suoi riscontrati punti di forza e di debolezza.

Di fronte a cio’ é stata lanciata una nuova attività ossia l’avvio definitivo dei Cineforums di quartiere coi giovani, affrontando tematiche importanti. Insomma due proiezioni pomeridiane settimanali riguardanti violenze, educazione sessuale ecc. ed inerenti personaggi che hanno fatto la storia e la cultura mondiale.

Siamo orgogliosi in aggiunta delle nostre ultime comparizioni come CJK, che fanno parlare un po’ di noi e molto del nostro impegno, avvenute all’ interno di: un fumetto sulla Costituzione, di uno spot pubblicitario che tratta il tema dei giovani e delle loro vacanze, di una Campagna nazionale per la lotta contro l’alcool rivolta ai soggetti minorenni, di un documentario professionale curato dall’ UNFPA sui Campi di Lavoro. Un ulteriore riscontro positivo per il nostro convinto ed incessante sforzo é la presenza di possibili e future opportunità di lavoro e di collaborazione per l’ anno 2014. In primis sottolineiamo il proseguimento del lavoro del Centro nell’ ambito della demografia, che rappresenta uno dei settori di spicco a livello di responsabilità governativa, in rapporto agli interventi ed alle indicazioni fornite pubblicamente. In merito a cio’, l’ UNFPA sostiene l’ attività di dépistage del Centro e dei suoi giovani, pianificata una volta per settimana e fornendo il servizio gratuitamente presso i suoi stessi locali  per un numero di c.a. 50 pazienti. In ultimo, al massimo per il mese di dicembre 2013, verrà realizzato il montaggio della Radio comunitaria presso e per il Centro sfruttando i materiali già arrivati e stoccati presso la Struttura.

Insomma, come potete leggere, la grinta c’é tutta e soprattutto c’é una prospettiva, forte di un principio ispiratore davvero ben saldo, che resta quello di far crescere coinvolgendo ed entusiasmando al massimo tutti i nostri 41.541 ragazzi.

Vi lascio augurando di cuore a tutti voi un buon lavoro!

Agnese Castellarin

 

EMOZIONI ESTIVE E BURUNDESI DAI CAMPI DI LAVORO E FORMAZIONE

Siamo arrivati alla fine dei cinque Campi di lavoro programmati per l’estate ENSEMBLE 2013…il primo lunedì di “normalità” e pensare che giusto una settimana fa a quest’ora ero già sul terreno, nel quartiere nord della capitale di Kavumu, ad ingegnarmi su come trovare e trasportare l’acqua dai canaletti di scolo al luogo di lavoro e a conversare con qualche momento di danza e di canto con i miei cari animati. Già mi manca il fatto di svegliarmi guardando la fiumara di giovani varcare l’ entrata del centro, di sentirmi rincorrere dai bimbi all’urlo di muzungu bon –bon! e io che rispondevo: Jambo, hakuna bon-bon! oppure l’aria appesantita dalla polvere e dal caldo afoso, i canaletti di scolo, con la caterva di rifiuti galleggianti di tutti i tipi dai quali assieme alle ragazze attingevamo l’acqua per riempire secchi e bidoni, che poi munite di carriole trasportavamo direttamente ai nostri amici fabbricatori di mattoni. Come dimenticare poi nei diversi campi ripassando per le strade oramai conosciute e salutarne con gioia gli abitanti…siamo partiti per questa spumeggiante avventura chiamata campi di lavoro e di formazione il 15 giugno e l’abbiamo conclusa in bellezza lo scorso sabato 24 agosto, con una emozionante cerimonia conclusiva in cui ci siamo salutati tutti ringraziandoci insieme per tutti i momenti trascorsi assieme…numeri alla mano: 2.500 giovani, 41 giovani europei (provenienti dall’ Italia, dalla Svizzera e dalla Francia) e 375 animatori. 380.000 mattoni realizzati, 110 formazioni e 60 giorni complessivi di lavoro. Durante questa bollente estate, come Centre Jeunes Kamenge, abbiamo organizzato 4 concerti, 1 spettacolo di clown, 2 concorsi di cori e di danze tradizionali, 16 tornei di calcio, 8 di basket, 5 di pallavolo e 3 diversi programmi nei Quartieri Nord di Kinama, Cibitoke, Ngagara, Kamenge, Gihosha e Buterere.
Per una ragazza come me alla sua prima esperienza fuori casa ed in Africa questi giorni vissuti a stretto contatto con la gente, osservando e parlando molto anche con questi giovani burundesi all’apparenza introversi, ma entusiasti di condividere lavoro e conoscenze, sono stati incredibili ed irripetibili. La stanchezza devo dire non la sento ed anzi devo dire che onestamente alla fine di ogni campo sentivo il desiderio di incominciarne un altro, perché sarebbe significato incontrare e stare insieme, giorno dopo giorno, ad altri giovani portatori di ulteriori idee ed esperienze. Forse non potrò descrivervi bene a parole le emozioni di tanti sguardi, abbracci, conversazioni e momenti di confronto anche su tematiche difficili ma credetemi quando vi dico che quest’esperienza mi ha aiutato tantissimo anche nella riscoperta di un’ Agnese, che pensavo ragazzina ancora troppo legata alle sicurezze del suo mondo, e che invece ho trovato pronta ad apprezzare quotidianamente il “diverso” nel senso di sconosciuto e le novità, uscendo dalla struttura del centro e ritornandovi per il pranzo e per la formazione. Si partiva carichi la mattina, magari un po’ assonnati, percorrendo assieme sottobraccio e molto spesso cantando, la strada dal centro alla parcelle, muniti di attrezzi da lavoro e di tanta voglia di fabbricare quei mattoni, che sarebbero stati sfruttati poi dalla famiglie bisognose per costruire le loro case. Inoltre uno dei momenti di vita insieme più entusiasmanti è stato quello dei pranzi e del lavaggio comunitario delle stoviglie in cui molto spesso venivano coinvolti anche i ragazzi. L’emozione di vedere tutti questi giovani mangiare assieme e condividere il cibo, cantare delle canzoni del momento (in uno swahili o kirundi molto maccheronico) per il piacere di ascoltare una giovane muzungu esprimersi e di ridere tutti insieme dei miei tentativi di entrare a diretto contatto con il loro mondo ed i loro interessi personali. Anche i momenti di formazione sull’ambiente, sull’AIDS, sulla crescita demografica galoppante, sulle gravidanze indesiderate, sulla democrazia sono stati interessanti perché dai dibattiti e dai lavori di gruppo che scaturivano, ho compreso quali sono i bisogni e le problematiche che interessano i giovani burundesi e dunque da dove trae origine la loro innata curiosità e voglia di essere informati ed informarsi anche in merito a queste tematiche. Svolgendo poi le attività di gruppo da presentare alle cerimonie di chiusura ho potuto valutare la loro capacità e forte volontà di lavorare in gruppo ed il loro sapere essere creativi. Se potessi riassumere il giovane burundese con un aggettivo direi proprio solidale, nel vero senso del termine e soprattutto nello spartire con gli altri tutto ciò che possiede. Inspiegabile lo sguardo di ogni animato, colmo di soddisfazione, che ho potuto notare alle feste di chiusure dei campi al momento della consegna del materiale scolastico, come premio per la serietà dimostrata nel partecipare ai dodici giorni di vita di gruppo, sia nei momenti di lavoro sul terreno sia nelle formazioni e nelle dinamiche di gruppo.
Una nota di soddisfazione personale che ho provato inoltre passando per le strade a fine esperienze è stato vedere le case finalmente erette con i mattoni fabbricati da noi e sentire gli stessi animati dire: “Guarda Agnés (Zebyia mio secondo nome) questa è la nuova casa costruita con il nostro lavoro assieme”. Un’altra ricchezza derivante da questi campi è legata al fatto del confronto con i giovani professanti la religione e vicini alla cultura musulmana, con i quali ho potuto condividere molte conoscenze e confermare il mio rispetto per il loro credo. Questo l’ho potuto mettere in atto vivendo con loro il periodo di Ramadan nei suoi momenti di digiuno e di preghiera, ma anche semplicemente utilizzando per strada o al loro arrivo al campo il saluto “salam-al-eikum” e osservando la risposta “waleikum-salam”, datami con molta contentezza e con un po’ di comprensibile sbigottimento in quanto sapevano che non ero musulmana.
La ricetta vincente di questi campi di lavoro che ci ha permesso di arrivare alla fine tutti soddisfatti è stata la capacità contemporaneamente dimostrata da tutti, animati ed animatori, di lasciare aperti i propri cuori e di essere disponibili a vivere insieme la quotidianità, anche quando si trattava per esempio di trascorrere la domenica pomeriggio al centro per partecipare alle attività predisposte. Un sacrificio quest’ultimo all’occhio di molti osservatori esterni, ma io preferisco chiamarlo senso di responsabilità ed impegno verso un’ esperienza unica che va trattata e considerata come un tesoro. Ecco perché avendo partecipato a tutti e cinque i campi di lavoro e formazione proposti, consiglio vivamente a chiunque fosse interessato a parteciparvi a non esitare a presentare la propria domanda l’anno prossimo.
In conclusione, mi piacerebbe condividere quest’idea maturata vivendo intensamente questi mesi qui ed incontrando tanti nuovi amici, A. Einstein parlava di energia al quadrato, io ci aggiungo, trattandosi pur sempre della lettera “e”, l’entusiasmo. Colgo l’occasione per dire “Grazie a tutti di cuore” per avermi dato l’occasione di partecipare a quest’estate speciale, per avermi saputa accogliere e per avermi dato un’ulteriore opportunità di crescere.

Agnese Castellarin
Bujumbura-Burundi, 20/08/2013